CHIARI

La caratteristica dominante del lavoro di Giuseppe Chiari (1926 – 2007) è la sua interdisciplinarità, intesa come interazione, anche simultanea, di più espressioni artistiche, quali musica, immagine visiva, linguaggio, gesto e poesia. Precursore dell’arte denominata “concettuale”, Chiari è compositore ed artista che dal 1962 partecipa attivamente al movimento “Fluxus”, i cui membri si proposero di rifondare completamente un’etica artistica, coniugando idealmente arte e vita, dove l’arte è il luogo totale dove non esistono fatti, ma solo un concatenarsi continuo di eventi e strumenti, e la vita, allo stesso modo, una totalità di atti in successione temporale che confluiscono nel “quotidiano”.

Per Chiari, non vi è gerarchia e distinzione tra le varie discipline artistiche. Nella produzione visiva egli mira a scardinare ogni precisa fedeltà a tecniche e materiali tradizionali della pittura, di modo che le sue opere non siano immediatamente riconoscibili e l’osservatore sia chiamato ad essere parte integrante del processo creativo, si liberi dei canoni della visione, e scopra lui stesso nuove direzioni interpretative per l’opera d’arte.

Dalla fusione e contaminazione di vari linguaggi deriva un’opera “unica”, “totale”, che si presenta generalmente come un’“affiche”, costituita da ritagli, fotografie, disegni e scritte prelevati dal sistema massmediatico della comunicazione tecnologica, commerciale e pubblicitaria e investiti di nuovi significati. Le opere pittoriche dell’artista raccontano delle sue esperienze personali, ma sono anche spunti, sia per l’osservatore, sia per l’arista medesimo, per varcare nuovi orizzonti, per darsi delle risposte, per dare nuovi significati a quello che “è stato” ed a quello che verrà. Vita è inaspettato, pittura è scoperta e ri-scoperta di vecchi mondi e nuove destinazioni.

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