FRANCO ANGELI

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BIOGRAFIA

Un artista silenzioso e spericolato, genio e sregolatezza dei ‘favolosi’ anni Sessanta: questo è Franco Angeli, la cui pittura ha ironicamente depredato il repertorio degli emblemi ideologici della seconda metà del Novecento, con uno sguardo privilegiato sulla realtà romana.

Nel 1957 nascono i primi lavori: l’esigenza di dipingere esplode come affermazione di libertà. Il bombardamento di San Lorenzo, a cui assiste quale testimone lo turba profondamente, improntando la futura pittura dove, con l’uso di materiali come garze e cromatismi rosso cupo denunciano un forte debito verso Burri. La prima collettiva ha luogo alla Galleria La Salita, di Roma, con Festa e Uncini. Nel 1961/62 partecipa con Lo Savio, Festa e Schifano alla mostra “Nuove prospettive della pittura italiana”, a Palazzo Re Enzo di Bologna.

Diviene amico di Schifano, conosciuto nella sezione del partito: li accomuna l’estrazione popolare, il senso radicato della realtà, l’esigenza di andare oltre le esperienze informali. Si tratta di una generazione di artisti unita da uno stretto legame esistenziale segnato dalla guerra: vengono definiti maestri del dolore, una qualifica che li distanzia dall’Arte Pop, alla cui estraneità fa riferimento una lettera autografa dello stesso Angeli. Partecipa alla Biennale di Venezia, presentato da Calvesi: è la storica Biennale della  Pop Art in Italia. L’artista presenta “La lupa” e “Quarter Dollar”. Nel 1965 è invitato alla nona Quadriennale romana: di questo periodo sono i “Cimiteri partigiani”, corredati di stelle e falci e martello. Nel 1967 è presente alla Biennale di San Paolo del Brasile con “Half dollar”: il famoso mezzo dollaro, zoomato nei particolari. Infine negli anni 1968/70 vi è un grande impegno politico e ideologico, che lo vedono impegnato sul tema della guerra del Vietnam.