Vernissage “Pierluigi de Lutti – Esposizione Personale”

Dal 18 Marzo al 6 Aprile 2017

Inaugurazione: 18 Marzo 2017, ore 18.00.

Luogo: Galleria Berga, Contrà Porton del Luzzo, 16, Vicenza – www.galleriaberga.it – info@galleriaberga.it

Orari: martedì, mercoledì e venerdì 16.30 – 19.30, sabato su appuntamento

Galleria Berga allestisce i suoi spazi espositivi con l’ultimo ciclo pittorico di Pierluigi De Lutti. Colpisce dell’artista una vivace propensione al parlare di sé, e un’altrettanta schiva nuvolosità interiore, che a tratti gli annebbia lo sguardo, portandolo verso lande deserte, lontano dalle intromissioni umane. Nativo di Monfalcone, Pierluigi De Lutti asseconda fin da giovanissimo, dai 17 anni, il suo animo inquieto, lasciando la casa di famiglia e studiando a Ferrara. Dopo aver frequentato gli studi di maestri come Giuseppe Zigaina, si reca più volte negli Stati Uniti, frequentando corsi di astrattismo a Los Angeles e a New York. In quel periodo, dagli anni ’90 in poi, trova nel lessico dell’Informale la giusta corrispondenza tra la sua necessità di intima espressione e una gestualità pittorica per lui efficace. Identifichiamo la peculiare azione segnica di De Lutti sulla tela in larghe spatolate materiche, di densa pasta di colore, che si alternano ritmicamente in orizzontale, in verticale e a “boomerang”, in modo evidentemente non casuale, né caotico. Nella “texture” di linee che si crea, risultano in aggetto soprattutto quelle arcuate, di alto valore simbolico: sono ponti, passaggi tra il territorio del visuale e quello dell’immaginazione, sono i continui rimandi tra il terreno fertile del reale e l’esperienza immaginifica dell’intimo. E’, infatti, comune agli artisti Informali mantenere un legame con l’immagine percettiva, la sensazione, l’esperienza fisica che è stata lo stimolo per l’astrazione, come un’impalcatura fantasma che regga l’intrico dell’essenzialità di segni, macchie o oggetti materici, che, nell’Informale, non hanno un immediato riscontro nella forma reale, ma da essa prendono inevitabilmente le mosse. Negli anni il lavoro di De Lutti acquista sicurezza. Non si tratta di una sicurezza d’azione – quella si manifestava già in piena esplosione nella forza del tratto pittorico – ma di una sicurezza espressiva, d’intenzione. De Lutti intende disvelare la propria intimità, destrutturare il groviglio di masse di colore, e lasciare intravedere la linea dell’orizzonte del proprio paesaggio interiore. Dunque, in una progressione calibrata e razionale, goccia dopo goccia, l’artista fa sgorgare il proprio sentire, rendendo più “umida” la sua pittura. Rispetto alle tele con le spatolate plastiche, sono invero già carichi di una maggiore spiritualità e forza evocativa i suoi monocromi, in cui si intravedono delle trasparenze, ottenute mediante ripetute stesure di colore, a velature sovrapposte. E’, però, nell’ultimo ciclo di De Lutti che si ha la piena conquista dell’intenzione: pur nel permanere di qualche residuo materico, si assiste alla completa dissoluzione del reticolo di linee orizzontali-verticali-oblique, e ad una totale “fluidificazione” del corpo del colore. De Lutti apre i canali della sua intimità, De Lutti fa scorrere il colore sulle tele. Nel far questo la sua pittura non perde l’originaria carica dirompente. Sono gettate di colore acquoso coloratissimo, in prevalenza ancora colori puri (rossi, blu, arancio, neri …) che riescono ad evocare, a suggerire, a stimolare la nostra capacità di osservazione. In precedenza, tra le lame di colore pastoso, talvolta l’artista creava degli spiragli per l’osservatore, dentro cui potesse immaginare quei mondi, quei paesaggi, che ora, l’artista disvela chiaramente, nella dissoluzione della plasticità. Sembrerebbe quasi comparire, un lento ed appena percepibile, figurativismo. Forse delle scogliere dei mari del nord, su cui i flutti “deluttiani” si infrangono, delle maree, certamente dei cieli tersi, delle “aurore”, come d’altronde ci suggerisce lo stesso autore nelle titolazioni delle opere (si vedano ad esempio “Aurora rosa”, “Into the sky” …).

Elisa Schiesari

Biografia dell’artista

Pierluigi De Lutti nasce a Monfalcone il 23 agosto 1959. All’età di 17 anni lascia la casa di famiglia e raggiunge Ferrara, dove per alcuni anni alterna gli studi all’attività sportiva. L’interesse per l’arte, da sempre viva in lui – si è diplomato all’Istituto d’Arte, si manifesta negli anni ’80 quando, rientrato in Friuli, prende contatto con la Galleria Nuovo Spazio di Luciano Chinese e con il critico d’arte Paolo Rizzi, che lo seguirà fino alla morte avvenuta nel 2006. La folgorazione artistica, invece, arriva con la frequentazione dell’atelier del Maestro Giuseppe Zigaina. Per lungo tempo il poeta Mario Stefani ha scritto di lui. In quegli anni inizia ad esporre le prime opere apprezzate dal pubblico e dalla critica non solo locale. Negli anni ’90 frequenta per lunghi periodi corsi di astrattismo a Los Angeles e a New York, passando così dal figurativo all’informale.

Nel 2005 inizia la collaborazione con la galleria d’arte Orler e da subito il grande pubblico ne stima le proposte e a tutt’oggi lo segue con interesse nel suo divenire artistico. Il MoMa di New York, dopo aver selezionate l’opera del 2005 Doppia ferita 2001, lo invita ad entrare nel The Artist Viewing Program, inserendo nella libreria il catalogo Attuale Spiritualismo. Nel 2008, secondo classificato al premio internazionale Boe’, gli viene conferita la laurea in storico dell’arte dall’Università di Verbano. Comincia a collaborare con la galleria di New York DJT Fine Art.

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